Da questa sera in scena al Teatro Nazionale di Genova la Misericordia di Emma Dante, regista
palermitana di grande successo che porta in scena un nuovo “studio” sull’umanità, sulla fragilità e
complessità della famiglia.

Ma di che famiglia si tratta? Una famiglia capitata, un puzzle che non si incastra perfettamente ma che
con grande coraggio ci racconta come anche in una situazione atroce, crudele e difficoltosa, l’amore e la
cura siano presenti.

Misericordia è la storia di tre donne e un giovane uomo con una grave disabilità: tre prostitute che
decidono di prendersi cura, nonostante la situazione limite di povertà e disperazione, di questo figlio
capitato.

Se ancora non vi ho convinti a sedervi in sala, permettetemi di elencarvi almeno cinque motivi per cui
dovreste farlo:

 

1) Il Dialetto.
Nello spettacolo parlano anche in dialetto. Chi non è un appassionato di teatro deve fare questa
esperienza almeno una volta, perché il dialetto italiano, di qualunque regione si parli, ha la capacità di
rendere tutto più umano. Per chi invece è uno spettatore navigato, saprà certamente che il dialetto è spesso
un grande valore aggiunto.

2) La regista.
Emma Dante è una delle più conosciute registe e drammaturghe italiane, sia con il teatro che con il
cinema è stata in grado di raccontare la famiglia da molti punti di vista e se siete appassionati di teatro
non potete perdervi un suo spettacolo! Se siete neofiti, vi assicuro che si tratta di un ottimo modo per
avvicinarsi al teatro, grazie alla grande capacità della regista di parlare di realtà in un modo così
crudo, da essere per forza vicino allo spettatore, vicino all’essere umano.

3) Misericordia della platea.
La misericordia del titolo è richiesta al pubblico: “Un inno alla vita che sboccia nel buio della miseria”
un paradosso, se così possiamo definirlo, concepito dalla regia come un parto di tre donne che cercano di
sopravvivere. Insomma, se vi sentite in un momento difficile, venite e sbrogliate i vostri nodi a teatro.

4) Le protagoniste umane.
Vengono messe in scena delle donne molto lontane dall’ideale sociale, ma molto reali e vive, come sono
vivi i traumi che subiscono, la miseria della loro esistenza in un momento che purtroppo potrebbe ancora
essere una fotografia attuale.

5) Nessuna scenografia.
Come sempre Dante mette in scena spettacoli senza scenografia, gli oggetti di scena sono alcune sedie
pieghevoli e “munnezza” da lei definita: stracci, pezzi di cose, giocattoli rotti, “cose che potrebbero essere
da buttare”

Sarò di parte, perché mi sento culturalmente ancora molto vicina a quella parte di Sicilia che se vedesse
questo spettacolo non ci troverebbe nulla di strano, ma trovo che sia estremamente necessario andare a vederlo.

 

 

Crudo e umano come solo la realtà può essere, nuda senza edulcorazioni di nessun tipo.

© Masiar Pasqualn